Speciale: Oleksandr Bondar e il braccio di ferro Russia-Ucraina

Questo maxi-articolo vi arriva da una collaborazione tra TuffiBlog e Anticommento (http://www.anticommento.corsia4.it/).

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Mercoledì scorso è finalmente arrivata l’ufficialità per Oleksandr Bondar, il promettente tuffatore campione europeo nel 2013 nel team event e dalla piattaforma, con ben nove medaglie europee e un bronzo mondiale a soli 22 anni (da poco compiuti): dopo un periodo molto pesante successivo agli Europei di Berlino, costellato di infortuni, che gli sono costati molti mesi di stop e che lo hanno quasi convinto a smettere con lo sport, lo avevamo visto rispuntare a giugno, in una foto pubblicata dal tuffatore Alessio Moneta durante gli Europei Giovanili di Mosca. Il tuffatore si è infatti trasferito nella capitale della Russia e ha rivelato che presto avrebbe completato tutti gli adempimenti per ottenere la cittadinanza per matrimonio. (Foto Expreso TV)

Da alcuni anni Bondar era infatti fidanzato con Ekaterina “Katja” Fedorchenko, tuffatrice russa abbastanza promettente a livello giovanile (due argenti e un bronzo agli Europei Giovanili, un quinto posto ai Mondiali Giovanili di Tucson 2010, e una partecipazione al FINA Diving Grand Prix di Madrid senza lasciare tracce rilevanti) ma ritiratasi poco dopo il suo passaggio a senior. Katja e Oleksandr si sono conosciuti durante le loro carriere giovanili parallele (Bondar è di un anno più giovane), e hanno avuto una lunga relazione che, per la distanza, non era mai diventata qualcosa di più serio fino agli eventi del 2014. A fine anno, infatti, in seguito ai continui e già citati problemi fisici e a una crisi personale, Bondar ha lasciato lo sport e si è trasferito a Mosca per raggiungere la sua fidanzata, che si era spostata a sua volta nella capitale da Penza; nella capitale ha ritrovato la sua allenatrice personale, Olga Leonova, dal 2012 moglie di un cittadino moscovita e con la quale ha riallacciato i rapporti umani e professionali. Il resto è storia recente: Bondar è convolato a nozze con la sua Katja quest’anno, e in estate ha ripreso ad allenarsi a livello locale. Solo a inizio ottobre il clamoroso annuncio di Vlasenko, capo della Federazione Russa di tuffi, che ha annunciato l’imminente assegnazione della cittadinanza russa a Bondar, nonché il desiderio dell’atleta e della Federazione tutta di passare a rappresentare i colori russi.

 

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(A sinistra, Ekaterina Fedorchenko nel 2007, medaglia d’argento da 3 metri, categoria Ragazze, agli Europei Giovanili di Trieste. A titolo di curiosità, le altre due atlete sono due nostre vecchie conoscenze: l’oro andò infatti a My Phan, ora nazionale tedesca dalla piattaforma, e il bronzo a Viktoriya Poteikhina, ucraina, fino a qualche tempo fa compagna di sincro di Yuliya Prokopchuk dalla piattaforma. Foto: aachen-diving.de)

Da parte ucraina, la notizia della volontà di Bondar di passare dall’Ucraina alla Russia non solo in quanto cittadino, ma anche come atleta, ha suscitato grande sorpresa e non poca irritazione. “Non è stata ancora sottoposta alcuna comunicazione ufficiale in merito al trasferimento di Oleksandr Bondar sotto la bandiera russa. Possiamo dire che l’atleta aveva manifestato in precedenza, e ci aveva notificato ufficialmente, della sua intenzione di chiudere la propria carriera.”
Lo scorso gennaio, infatti, Tamara Tokmacheva, head coach dell’Ucraina da oltre un decennio, aveva rilasciato un’intervista alla testata giornalistica ucraina Sport-Express, in cui commentava che Bondar “aveva deciso che la cosa più importante per lui”, in quel momento, “era la famiglia. Se tornerà o meno allo sport competitivo, non lo sappiamo né lui né io stessa”. Le circostanze familiari, i problemi di salute praticamente cronici che lo hanno perseguitato durante la seconda metà del 2014 e per tutto il 2015, e per risolvere i quali ha dovuto ricorrere a ben due interventi chirurgici, lo avevano appunto spinto a “mettere in pausa la propria carriera”.

Dopo aver scoperto, e a mezzo stampa tramite i primi comunicati di Vlasenko, che Bondar aveva fatto richiesta non solo della cittadinanza russa, ma anche del passaporto sportivo, l’irrigidimento dei vertici ucraini è stato palpabile e comprensibile. Infatti, per il regolamento della FINA, per rappresentare una nuova nazione nelle competizioni internazionali FINA (Mondiali, World Series, Grand Prix, Coppa del Mondo) è richiesta la residenza nella stessa per un periodo di almeno 12 mesi: prendendo come riferimento la richiesta del passaporto russo, avvenuta nel febbraio 2015, potrebbe quindi prendere parte alle gare a partire da febbraio 2016; tuttavia è molto probabile che il conteggio parta dal trasferimento di Bondar in Russia, avvenuto due mesi prima, perché sia Vlasenko che il capo allenatore della Russia, Oleg Zaitsev, sperano di poter far gareggiare l’atleta già alla Coppa di Russia del prossimo gennaio.
Tuttavia le regole per i Giochi Olimpici sono molto più severe: l’articolo I-41 della Carta Olimpica del CIO stabilisce infatti che un atleta che abbia cambiato la propria cittadinanza possa rappresentare la nuova nazione ai Giochi soltanto dopo tre anni dall’ultima apparizione con i colori della nazione precedente. Essendo l’ultima competizione di Bondar per l’Ucraina i Campionati Europei di Berlino 2014, non potrebbe rappresentare la Russia alle Olimpiadi di Rio, ma soltanto a partire da quelle di Tokyo 2020.

Tuttavia, c’è una clausola nell’articolo che stabilisce che tale periodo di tre anni può essere ridotto dal Comitato Esecutivo del CIO, fino a coincidere con il più breve periodo di sospensione di un anno imposto dalla FINA, con il consenso dei Comitati Olimpici nazionali di partenza e arrivo (Russia e Ucraina) e della FINA stessa. Potrebbe quindi essere possibile un compromesso? Tre settimane fa, la Federazione Ucraina è stata estremamente chiara a riguardo.

 

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(Tamara Tokmacheva, capo allenatrice della federazione ucraina, e Oleksandr Bondar, allo Springertag – FINA Diving Grand Prix di Rostock nel 2011. Foto: springertag-rostock)

“La Federazione Ucraina Nuoto ha fornito le migliori condizioni possibili ad Oleksandr Bondar, così come a tutti i membri della nazionale, per gli allenamenti al Centro Olimpico “Liko” a Kiev. Gli è stato fornito pieno supporto medico, sono state coperte tutte le spese necessarie alle operazioni chirurgiche cui si è sottoposto e alla riabilitazione. Gli è stato inoltre fornito tutto il supporto necessario per migliorare le proprie condizioni di vita. È stato fatto quindi tutto il possibile perché l’atleta potesse conseguire risultati di alto livello. Non possiamo commentare le dichiarazioni di Alexei Vlasenko, perché non sono mai state sottoposte richieste ufficiali da parte della Russia sul trasferimento di Oleksandr Bondar. In più, né l’atleta né il suo allenatore Olga Leonova hanno mai manifestato la propria intenzione di rappresentare un’altra nazione presso la federazione, il Ministero o il Comitato Olimpico dell’Ucraina: al contrario, Oleksandr ha dichiarato di voler cessare la propria attività sportiva all’inizio del 2015, rescindendo i contratti sportivi e lasciando il Centro Olimpico. Se fossero davvero queste le sue intenzioni, e se ricevessimo una notifica ufficiale da parte della Russia, la risposta della Federazione non potrebbe essere altro che la seguente: Se Bondar vuole prendere parte ai Giochi Olimpici nel 2016, può farlo soltanto come membro della nazionale ucraina, e per provarci dovrà prendere parte alle qualificazioni nazionali tramite il Campionato Ucraino del prossimo dicembre.”

La risposta russa, da parte dello stesso Vlasenko, è arrivata tre settimane dopo, in occasione della presentazione del passaporto di Bondar. “Sono molto felice che Bondar abbia finalmente ricevuto il passaporto della Federazione Russa e sia quindi diventato un cittadino della nostra nazione a tutti gli effetti. Oggi è stato compiuto un passo molto importante per la sua inclusione nella squadra nazionale russa e per il suo accesso al centro federale, per gli allenamenti in vista dei Giochi Olimpici 2016. Ho già chiesto a Bondar di stilare tutti i documenti di natura sportiva, per indicare la sua squadra, il suo staff e il resto, perché devono essere approvati dal Centro preposto in Russia e anche dal Ministero dello Sport. Dopo questi adempimenti, potrà allenarsi regolarmente al Centro Olimpico “Ozero-Krugloe”, partecipare ai collegiali e alle competizioni nazionali. Spero che il resto delle problematiche “cartacee” possa essere risolto in breve tempo, per l’interesse di tutti, e che Oleksandr possa unirsi alla squadra, per seguire un programma di allenamenti di qualità. Ora però è tutto nelle sue mani. Sasha sa che la squadra nazionale russa è molto competitiva, e che a saltare dalla piattaforma ci sono i nostri atleti più forti. Ma sono certo che grazie al talento e all’esperienza posseduti, e al duro lavoro, possa essere uno dei leader della nostra squadra e possa qualificarsi ai Giochi Olimpici 2016 – che sia nella gara individuale o in quella sincronizzata.”

“Ora sono a Washington, DC (USA), per l’assemblea generale dell’Associazione dei Comitati Olimpici Nazionali (ANOC). Oggi ci sarà l’occasione di una comunicazione con il presidente del Comitato Olimpico Ucraino Sergei Bubka. Spero che possa avere la gentilezza di permettere a Bondar di rappresentare la Federazione Russa alle Olimpiadi del 2016, se naturalmente riuscirà a qualificarsi. Lui non ha lasciato l’Ucraina per i problemi di natura politica che tutti ben conosciamo, ma per ragioni esclusivamente personali ed eccezionali. Sasha si è spostato a Mosca per amore, e non è bello che un matrimonio interrompa la sua carriera. Devo convincere Bubka che se un atleta è stato campione europeo ad appena 21 anni, può ancora fare parecchio rumore.”

Non sembra comunque roseo il prossimo futuro di Bondar, e uno dei possibili “gran ritorni” alle Olimpiadi di Rio è fortemente a rischio. Ma ripercorriamo gli eventi degli ultimi giorni.

 

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(Composizione grafica con le bandiere di Russia e Ucraina e una foto di Bondar all’ultima competizione disputata, la Coppa del Mondo FINA 2014. Foto: L. Zhang. Composizione: Carmine M.)


Tra gli eventi aperti alla stampa e le interviste (28-29 ottobre) durante le quali è stato annunciato ufficialmente che Oleksandr Bondar vestirà il prima possibile i colori della Russia, sono state interpellate tre figure chiave della vicenda. Il primo, di cui vi riportiamo la traduzione fedele, viene dall’allenatore capo della Russia Oleg Zaitsev.

(Oleg Zaitsev nel 2014. Foto: RIA Novosti.)

“Sono felice per Sasha (Bondar, ndT), molto felice che abbia ricevuto la cittadinanza russa. È una buona notizia per noi. Ma dovete capire che deve ancora ricevere il nulla osta dalla Federazione Nuoto dell’Ucraina e dal Comitato Olimpico Ucraino, affinché la transizione alla squadra russa possa finalmente avere luogo. Senza questi documenti non c’è nessuna, nessuna possibilità che Oleksandr possa gareggiare per noi. In più, per quanto possa essere un atleta di grande livello, non gareggia dalla Coppa del Mondo 2014, dove vinse l’argento nella competizione a squadre. Quando possono arrivare i documenti dall’Ucraina? Non lo so, non è il mio lavoro.”

– Quando potrà unirsi alla squadra Russa?
“Non appena sarà possibile includerlo nella lista della nazionale russa – ad anno nuovo. Nel frattempo Oleksandr si allena nella piscina del complesso olimpico con il suo personal trainer, aspettando il suo momento. A gennaio, ci sarà la Coppa di Russia. E sarà probabilmente il suo esordio a livello nazionale.

– Olga Leonova è l’allenatrice personale di Bondar. Potrà lavorare con lui nella squadra?
“Non lo so, non ho la certezza su questo. L’unica certezza è quella di includere Oleksandr Bondar nella squadra nazionale. Faremo tutto il possibile per aiutare e assistere Sasha affinché ci sia anche la sua allenatrice. Ma tutti dobbiamo capire che la nazionale non è un’enorme porcilaia che può accogliere tutti.”

– Secondo la sua opinione, Bondar può arrivare al meglio della forma nel 2016 e competere con Minibaev e Izmailov?
“Naturalmente. Oleksandr è un ragazzo talentuoso, un atleta molto capace. Noi faremo il possibile perché possa competere. I suoi risultati sono solo nelle sue mani.”

– Questo significa che in teoria può competere per un pass ai Giochi Olimpici?
“Non solo in teoria ma anche in pratica. Ma a una condizione – deve arrivare il nulla osta dal Compitato Olimpico Ucraino. I documenti sono necessari perché lui possa competere sotto i colori della Federazione Russa.

– La Russia ha intenzione di sperimentare? Provare, per esempio, Bondar nella disciplina della piattaforma sincronizzata con Minibaev, Izmailov, Galperin o altri atleti?
“Come si suol dire, le buone intenzioni non sono mai punibili. Non anticipiamo troppo gli eventi… forse non ho risposto alla sua domanda. Oggi Bondar ha ricevuto un passaporto russo. Da domani aspetteremo i documenti di nulla osta dall’Ucraina. Tutto il resto andrà come deve andare.”

 

Vi proponiamo adesso le parole del diretto interessato, Oleksandr Bondar.

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(Bondar ai Giochi Olimpici di Londra 2012. Foto: London 2012 – Daylife.)

“Wow, ho finalmente ricevuto il passaporto russo. Lo aspettavo da molto, e adesso la mia attesa finisce. Non riesco neanche a esprimere le mie emozioni. Non ho avuto tempo di assimilare perché ieri mattina presto sono andato a Kaluga, ho ritirato il passaporto, e poi sono andato dritto in piscina (ride). Ho viaggiato per 400km in tutto, non ho avuto tempo di valutare cosa ho nel mio cuore adesso.”

– Lo aspettavi da molto?
“Ho compilato la documentazione a febbraio 2015. Perciò sì, ho aspettato parecchio. Pensavo che tutto avvenisse più velocemente, ma è ok. Ho ricevuto il passaporto a Kaluga, dove risiedo e ho richiesto la cittadinanza, e ho consegnato i documenti. Mi hanno suggerito di non richiederlo a Mosca, per via delle file molto più lunghe.

– E ora ti sei finalmente trasferito a Mosca?
“Sì. Qui ci sono mia moglie, i miei genitori, e i parenti fuggiti dall’Ucraina che non risiedono a Kaluga. Sono tutti qui, finalmente, e non ho intenzione di partire mai più.”

– È vero che avevi intenzione di farla finita con i tuffi?
“Sì, ho avuto questi pensieri. Ho avuto un periodo molto difficile, pieno di infortuni ma anche di stress mentale. Ho pensato di ritirarmi, ho pensato: ‘adesso mollo tutto, mi trasferisco a Mosca, e non farò più un solo tuffo nella mia vita’. Ogni volta mi sono detto di non mollare, pensando: ‘perché non saltare soltanto per il piacere di farlo, per se stessi?’. Ho capito quanto avrei perso se avessi lasciato.”

– Qual è il ruolo giocato dalla Federazione Tuffi della Russia nel tuo ritorno?
“Un ruolo importante. Soprattutto quello del presidente – Alexei Vlasenko. È successo di incontrarci e parlare. Si è informato sulla mia situazione, ero fermo da mesi, e sui miei progetti. Si è offerto di aiutarmi negli allenamenti, e ho accettato. Devo ringraziare la Federazione, che mi ha aiutato in tutto, con gli allenamenti e con il passaporto, e con la mia nuova vita a Mosca. Non è semplice trasferirsi a oltre 1000 km da dove hai sempre vissuto e iniziare una nuova vita da capo.”

– Si è trasferita a Mosca anche la tua allenatrice, Olga Leonova, anche lei proveniente dalla nazionale ucraina. Una coincidenza?
“Direi più una enorme opportunità – non pensavo che potesse incastrarsi tutto così bene. Olga è un’allenatrice severa e un’amica. Si è trasferita a Mosca dopo le Olimpiadi 2012, se non erro, e ha sposato un cittadino di Mosca. Io mi sono trasferito due anni dopo, a fine 2014. Sono rimasto fermo due mesi, poi mi sono iscritto a un club di tuffi locale, amatoriale, solo per tenermi in forma. Poi Olga mi ha cercato e aiutato. È grandioso aver trovato più di un allenatore che mi conosce qui – con Olga mi sono preparato per le Olimpiadi 2012.”

– Non hai gareggiato per un intero anno, non hai nemmeno fatto la preparazione per le gare. È davvero possibile tornare dopo essere stati fermi così a lungo, e mirare ai campionati nazionali?
“Devo lavorare. Se sia possibile o no lo scopriremo solo con allenamenti e risultati. Devo ricostruire il mio programma gare, e devo risolvere anche il mio problema con l’affitto (ride). Ora mi alleno al complesso Olimpico una volta al giorno, ma dovrebbero essere due. Ma nonostante tutto, devo fare tutto, tutto il possibile. E se resto seduto a casa sulla mia poltrona, non succederà niente che possa aiutarmi.”

– L’allenatore federale Oleg Zaitsev ha detto che dovrebbe inserirti nella lista della nazionale dopo il nuovo anno. Ne avete già parlato?
“Tutto dipenderà dal mio risultato alla Coppa di Russia di gennaio, sarà la mia prima gara. Poi tutto sarà più chiaro. Non so ancora che risultati dovrei raggiungere per prendere una medaglia in quella gara, ma sarebbe piacevole arrivare almeno tra i primi tre.”

– Chi sono i tuoi avversari più temibili tra gli atleti russi dalla piattaforma?
“Naturalmente Victor Minibaev e Roman Izmailov. Ma io provo molta ammirazione per Nikita Schleiker, un tuffatore davvero promettente.”

– Hai l’ambizione di gareggiare con loro per un posto ai Giochi Olimpici 2016?
“Ma certo, ovvio! Non ho intenzione di allenarmi e avere a che fare con questo sport per diciotto anni senza almeno provarci. Come tutti, voglio vincere, e mostrerò il lavoro che ho fatto. Ora dobbiamo ricostruire il mio programma. Mi bastano sei salti, quattro li ho già. È necessario aggiungerne altri due (deve recuperare la forma sul quadruplo e mezzo, ndT), devo recuperare il lavoro a pieno regime. Dopo un’interruzione simile non è facile riprendere un programma che hai abbandonato da tempo. Credo che per ottenere dei risultati pesanti sia necessario mettere a punto ogni singolo tuffo, devo tarare al meglio la qualità.”

 

La prossima intervista tradotta è quella di Olga Leonova, due volte medaglia d’argento ai campionati europei (nel 2000 e nel 2002) nella piattaforma sincronizzata, in coppia con la grande Olena Zhupina: oggi è l’allenatrice personale di Bondar.

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(Olga Leonova nel 2003, ai Campionati Mondiali di Barcellona. Foto: Getty Images.)

“Sasha (Bondar, ndT) e io proveniamo entrambi da Lugansk. È iniziato tutto lì. A Lugansk, sono state costruite scuole che coprivano un certo numero di sport, dove ho lavorato con un team di specialisti – allenatori per gli atleti ai primi passi, per quelli intermedi, per i senior, e anche allenatori specifici per l’acrobatica e le coreografie. Allo stesso tempo, però, le condizioni non erano sufficienti, anche se quelle scuole hanno cresciuto un buon numero di bravi atleti. Dal 2011 ho iniziato a lavorare a Kiev, per la squadra nazionale, insieme a un paio di allenatori e alla allenatrice federale Tatiana Tokmacheva, che ha avuto a che fare con Sasha per gran parte del tempo. Sono stata al fianco di Sasha in molti appuntamenti importanti – le World Series, i campionati Europei e Mondiali, e anche i Giochi Olimpici 2012 a Londra. Per la cronaca, Sasha ha avuto come allenatrice quella che ho avuto anch’io a suo tempo – Lydia Ivanovna Bobylev.

– Cosa è successo dopo il 2012?
“Mi sono sposata con un moscovita, mi sono trasferita in Russia, e le mie attività da allenatrice sono terminate in quel periodo. E poi anche Sasha ha avuto vicissitudini familiari: ha avuto una lunga relazione con Katja Fedorchenko, una ragazza di Penza, che poi si è trasferita a Mosca. Di recente ha sposato Katja e l’intera famiglia di Sasha si è trasferita, la maggior parte a Mosca – i genitori, uno zio e sua moglie, e i nonni.”

– A un certo punto Bondar aveva detto basta allo sport professionistico.
“Sì, ed è stato uno shock per tutti, perché Sasha è un atleta giovane e molto talentuoso. Ha avuto un periodo infernale: una sequenza di infortuni terribile, una sinusite spossante, un ciclo di antibiotici che lo ha costretto a fermarsi ancora. E poi c’è stato un difficile momento psicologico: nel 2013 è diventato campione europeo, ma il programma di allenamenti per l’anno successivo non ha tenuto conto delle sue esigenze, e anche questo ha contribuito. A volte, mi disse in seguito, era semplicemente stanco delle persone che lo seguivano.”

– Come è successo di ritrovarvi a Mosca?
“Oleksandr si è rivolto a me perché abbiamo lavorato insieme prima, e perché comunichiamo molto bene. Abbiamo una splendida relazione professionale, amiamo lavorare insieme. Così abbiamo deciso di lavorare ancora una volta come una squadra. Per definire tutti i dettagli, abbiamo chiesto aiuto al presidente della Federazione di tuffi Alexei Vlasenko, che ci ha aiutato anche con il programma di allenamenti, e che ringraziamo in modo speciale. Ora la preparazione è rivolta tutta per la Coppa di Russia di gennaio, le cui selezioni dovranno passare per una competizione a Mosca in dicembre. Ci siamo trasferiti in una nazione diversa. Non siamo alieni, naturalmente, ma non abbiamo ancora avuto modo di dimostrare alla Russia quanto valiamo oggi, lui come atleta, io come allenatrice. Perciò abbiamo molto da fare. Ieri Sasha ha ricevuto il passaporto ucraino, ma ora dobbiamo distaccarci dal Comitato Olimpico dell’Ucraina.”

– Bondar può davvero tornare sul palcoscenico più importante dopo una stagione con un Mondiale in cui non ha nemmeno gareggiato?
“Abbiamo fissato un obiettivo e mireremo ad esso con il massimo sforzo. Le difficoltà principali non sono legate alla sua salute. Abbiamo delle difficoltà, ne avremo altre, ma le supereremo lavorando insieme. Tutto sta nel fare una buona prestazione alla Coppa di Russia, perché i risultati di quella gara permetteranno a Oleg Zaitsev, capo allenatore della Russia, di decidere sul prossimo futuro di Sasha. Speriamo che Sasha possa unirsi alla squadra nazionale. Il capo allenatore guarderà alla forma di Sasha, a cosa può aspettarsi nella stagione che sta per iniziare. Ma in ogni caso continueremo a lavorare insieme, lo vogliamo entrambi. Sarebbe grandioso poter prendere parte alla lotta per un pass ai Giochi Olimpici di Rio. Spero che, in tal senso, tutto proceda al meglio sia in termini sportivi, sia – soprattutto – in termini legali. Siamo consapevoli che la squadra nazionale russa ha alcuni grandi tuffatori dalla piattaforma – Viktor Minibaev, Roman Izmailov, Nikita Schleiker e tanti altri. Ma siamo pronti a lavorare.”

– C’è una possibilità che Bondar si dedichi anche ai tuffi sincronizzati?
“Non sta a me deciderlo ma a Zaitsev. Sasha ha solo 22 anni, ha ancora tanti e tanti tuffi davanti a sé.”

 

Chiudiamo con l’ultima intervista a Tamara Tokmacheva, di venerdì scorso: l’allenatrice federale ucraina è stata molto critica nei confronti di Bondar e della federazione russa in una dichiarazione a Sports Today. “Lo avevo pregato di non abbandonare lo sport, non nel momento in cui aveva uno dei programmi più difficili del mondo, e lui mi ha detto del matrimonio imminente. Come se sposarsi ti obbligasse a dire addio a tutto e tutti! Alla fine ha sposato una donna russa e ha spostato tutta la sua famiglia da Lugansk a Mosca. Allora gli ho offerto la possibilità di allenarsi in Russia, e venire in Ucraina soltanto per le competizioni, ma neanche così ha accettato e ha detto che avrebbe preso un anno sabbatico in attesa di capire se continuare o meno con i tuffi.”

“Adesso la Russia ha ricevuto il prodotto finito, su cui l’Ucraina, con la mia professionalità e il mio lavoro coinvolti in prima persona, ha investito per quasi quindici anni. Un atleta che può mirare a una medaglia olimpica, con il giusto supporto! La Russia non aveva un atleta simile, noi non ne abbiamo uno per rimpiazzarlo. Sarò franca, lo vedo come un tradimento! E poi, tra tutte le nazioni, proprio la Russia… credete che riuscirà a guardare i suoi amici ed ex compagni negli occhi?

Alla considerazione della stampa, che le ricorda che hanno l’opzione di poter chiedere al CIO di squalificare Bondar fino a tutta la stagione 2017, o di condonargli due anni in cambio di un risarcimento, Tokmacheva è particolarmente pungente: “Di quale risarcimento possiamo mai parlare? A tutt’oggi (venerdì 30, ndT) non abbiamo ancora ricevuto una comunicazione ufficiale da parte russa, come no.”


Fonti: “CSP Center of Sport Preparation” press conferences stand (Russia), Espreso TV (Ucraina), Russia 2016 (Russia), Sport-Express (Ucraina), Sports Today (Ucraina), TASS (Russia).

Articolo di Carmine M., Nicola Marconi.
Un ringraziamento ad Alina V. per il supporto linguistico.
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