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Ucraina, è scontro totale tra Kvasha e gli atleti della nazionale

Pubblicato il Diving, Estero, Inchieste, Tuffi

Sembra arrivato a un punto di non ritorno il braccio di ferro tra Illya Kvasha, nominato Direttore Tecnico delle nazionali di tuffi dell’Ucraina dal Ministro dello Sport Vadym Gutzait da meno di un anno, e una considerevole porzione di atleti e allenatori della nazionale stessa, rappresentati da Tamara Tokmachova (dal 2005 head coach della nazionale) e spalleggiati dal presidente della federazione ucraina di tuffi, Igor Lysov, che hanno scritto una lettera aperta per richiederne la rimozione immediata. Della nazionale che ha preso parte ai recenti Campionati Europei di Roma, l’unica atleta a non essersi espressa contro Kvasha è stata la campionessa juniores Anna Arnautova.

La contesa era iniziata già a novembre dello scorso anno, quando Kvasha aveva sottoposto la propria candidatura al Ministero per il posto da Direttore Tecnico: se nessuno poteva mettere in dubbio la conoscenza della lingua o il titolo di studio, tra i requisiti del governo era riportato il conseguimento di almeno cinque anni di esperienza come allenatore di tuffi – esperienza che Kvasha, sottolinea Lysov, non poteva avere, in quanto ha smesso l’attività agonistica solo nel 2019. D’altro canto Gutzait ha sottolineato che un cambio dirigenziale fosse necessario, in quanto la Tokmachova, pur vincendo (e molto) in campo europeo e anche mondiale, non è riuscita a portare a casa nessuna medaglia olimpica nei tre cicli in cui è rimasta in carica (2012, 2016 e 2021).

Nel corso del 2022 l’invasione russa dell’Ucraina ha messo in profonda difficoltà la popolazione locale ma anche gli atleti di ogni sport, spesso lontani da casa e impossibilitati a tornarvi: dato che all’inizio la stessa capitale Kyiv sembrava minacciata, è stata predisposta l’evacuazione della nazionale di tuffi al di fuori dei confini nazionali. Kvasha ha accettato l’ospitalità di paesi europei che si sono messi a disposizione per accogliere i tuffatori, come la Germania (Aachen per la nazionale giovanile, Berlino per quella assoluta), l’Austria, la Turchia e la Croazia.

Tuttavia ciò ha portato a diversi scontri tra i singoli atleti e Kvasha: alcuni tuffatori hanno lamentato l’impossibilità di ricorrere ai propri tecnici o allenatori, altri – come Oleg Kolodiy – hanno sottolineato che Rijeka non aveva una struttura adeguata per i tuffi sincronizzati ad alto livello, e ha finito così per non allenarsi con il suo compagno di sincro Oleksandr Gorshkovozov in vista dei Campionati Mondiali (a Budapest si sono classificati noni, il peggior risultato per l’Ucraina dal 2009). Stanislav Oliferchyk, campione europeo nel 2019 nel sincro misto, lamenta di essere stato escluso a priori dalle selezioni per i Mondiali, “per non caricarlo di ulteriori pressioni” dato che la sua città natale, Mariupol’, è diventata tristemente famosa come “città martire” dell’Ucraina, sottoposta a violenti bombardamenti russi.

Altri atleti (tra cui Sofiia Lyskun, particolarmente “vocale” nelle sue proteste) hanno a turno espresso insoddisfazione per la gestione di Kvasha, parlando di “azioni che svalutano il ruolo degli allenatori personali”, come il mancato pagamento di sussidi e borse di studio per gli atleti e gli allenatori “disubbidienti” o l’applicazione di altre sanzioni, come l’esclusione dalla rosa dei convocati; parole come “ricatti”, “minacce” e “umiliazioni” ricorrono spesso in queste dichiarazioni.

L’ultima, dirompente dichiarazione è quella di Oleksii Sereda, laureatosi a Roma campione europeo dalla piattaforma per la seconda volta, che sottolinea gli enormi meriti da atleta ma anche la totale inesperienza di Kvasha come head coach nell’allenarlo. “Le medaglie che ho vinto quest’anno non sono per niente merito del direttore tecnico, non hanno niente a che fare con lui. Non voglio essere una cavia di laboratorio per i suoi esperimenti sportivi. Quando mi hanno spostato da Aachen a Berlino quest’anno non hanno nemmeno avvisato la mia allenatrice. E a chi protesta, minaccia di trattenere i sussidi o di escluderlo dalle gare.” 

 

Con la lettera aperta, i dodici atleti firmatari (Kolodiy, Sereda, Naumenko, Serbin, Kesar, Oliferchyk, Konovalov, Chizhovsky, Bailo, Lyskun, Bolyuki, Pysmenska e Gorshkovozov) e i loro allenatori chiedono la rimozione immediata di Kvasha e un nuovo concorso pubblico, o in alternativa della promozione a head coach di Ilya Tselyutin, che gli allenatori riconoscono come il tecnico che ha ottenuto i migliori risultati tra tutti loro (è l’allenatore, tra gli altri, di Lyskun e Sereda).

Dal canto proprio, Kvasha ha risposto che quelle degli atleti “dichiarazioni non provate, fatte sotto pressione dei rappresentanti della federazione e degli allenatori per screditarlo”; tira in causa direttamente Lysov, che oltre a essere presidente della federazione è anche proprietario del centro sportivo “LIKO” – che dal 2017 funge da centro federale della nazionale e che ha ospitato due edizioni dei Campionati Europei e due dei Campionati Mondiali giovanili negli ultimi cinque anni – e dell’hotel a esso adiacente. Dichiarazioni pressoché identiche sono arrivate dal Ministero dello Sport ucraino.

Kvasha ha intenzione di ripristinare il vecchio centro federale CSKA, che è a gestione pubblica e che ha costi di mantenimento molto inferiori rispetto all’affitto del LIKO (ma che gli atleti dichiarano essere vetusto e non all’avanguardia); ciò permetterebbe alla federazione di non essere “ostaggio” del suo stesso presidente.

Kvasha accusa anche la Tokmachova di essere la mandante “dietro le quinte” delle continue rivolte, vista la sua forte influenza sugli atleti “storici”: Lysov l’ha nominata vicepresidente onoraria nel corso dell’anno, conferendole poteri che Kvasha definisce “fittizi” e che ostacolano quotidianamente la sua gestione.

 

Fonti: ukrinform.ua, suspilne.media

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