NewSplash: Ciao Pino.

Una brutta notizia è arrivata oggi a intristire questo fine settimana: in silenzio, nella sua casa a Trieste, l’amico e grande campione di tuffi master Pino Auber ci ha lasciato quest’oggi.

Una grave perdita per il movimento che oggi dice addio a una persona fantastica, esempio di dedizione, sportività e tenacia: sempre pronto ad una parola di incoraggiamento, ad un sorriso, sul trampolino, sull’amata piattaforma di 10 metri o sugli spalti. Promotore di fair play, di un agonismo sano e genuino, simbolo di tutto il movimento dei tuffi master (e non solo) italiani.

Nato nel 1938 sui colli di Capodistria Pino Auber, nonno del campione azzurro Gabriele Auber al quale ha trasmesso la passione per il nostro sport, ha iniziato a praticare atletica leggera appena scappato dall’Istria, nei tardi anni ’50. Poi, a 27 anni, è riuscito ad entrare alla Società Ginnastica Triestina nel corso di ginnastica artistica, coltivando anche la passione per i tuffi. Verso i 35 anni frequentò il corso di istruttore di tuffi a Roma dove, insieme a Mario Bremini, ha stretto amicizia con Giorgio Cagnotto e Klaus Dibiasi. Nei primi anni 90 riuscì insieme a Bremini a riportare i tuffi a Trieste cercando spazi acqua e coinvolgendo amici atleti e ginnasti.

Si allenava principalmente da solo, provando a tuffarsi dalle falesie del castello di Duino e preparandosi per le gare che si tenevano in Jugoslavia dai ponti (Kanal, Most na soci, Mostar) per arrivare ad inaugurare la prima tappa di quello che oggi è il circuito di tuffi dalle grandi altezze RedBull a Cobarid/Caporetto, luogo della famigerata disfatta italiana, con un tuffo da 25 metri e ingresso in acqua di testa! L’organizzazione era fortemente contraria, ma la fama del luogo e l’appoggio degli organizzatori locali appoggiarono il tuffo, e così fu.

Nel contempo partecipava a tutti i Campionati Italiani, Europei e Mondiali master da cui è sempre tornato vincitore. Senza dimenticare il suo talento artistico: pittore e scultore di talento, ha donato al Centro Federale di Trieste la bellissima scultura in legno “il tuffatore”.

Tutto questo fino al marzo 2018, quando una neurite motoria gli ha impedito di continuare a tuffarsi; poi una caduta, la rottura di una costola e forse un’infezione che ne ha causato l’improvvisa scomparsa. TuffiBlog esprime la propria vicinanza alla famiglia e agli amici di Pino.

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