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NewSplash: testimonianze di abusi nella federazione tedesca

Pubblicato il Atleti, Diving, Estero, Inchieste, NewSplash, Tuffi

Nel bel mezzo dei Campionati Europei di Roma, giovedì 18 agosto, l’allenatore della nazionale tedesca Lutz Buschkow è stato allontanato con effetto immediato dalla manifestazione; gli addetti ai lavori hanno notato immediatamente la sua assenza, ma non le implicazioni della stessa: solo dal weekend successivo, a campionati in corso, si è scoperto che è stato accusato, insieme alla federazione tedesca nel suo complesso, di aver coperto o messo a tacere abusi sessuali avvenuti negli anni ottanta e novanta nei confronti di un tuffatore, Jan Hempel.

Hempel è stato medaglia d’argento olimpica nella piattaforma ad Atlanta 1996 e medaglia di bronzo nel sincro piattaforma ai Giochi di Sydney, e ha partecipato a ben quattro edizioni delle Olimpiadi classificandosi sempre in ottima posizione; in carriera vanta anche due medaglie mondiali e otto europee. Oggi cinquantunenne, questa estate gli è stata diagnosticata una forma precoce e aggressiva di Alzheimer, e con il supporto della moglie ha deciso di rendere pubblica la sua storia di abusi attraverso un documentario, “prima che la malattia lo costringa a dimenticare”.

Fin dal 1982, quando aveva soltanto undici anni, Hempel è stato molestato sessualmente dal suo allenatore, Werner Langer, e gli abusi sono andati avanti per quattordici anni. È stato stuprato pochi minuti prima della finale dalla piattaforma dei Giochi di Barcellona: l’ennesimo trauma, secondo le sue dichiarazioni in un documentario trasmesso dalla rete tedesca ARD il 21 agosto, gli avrebbe fatto perdere la concentrazione, con un errore grave sul triplo e mezzo rovesciato che gli è costato una medaglia olimpica – era stato terzo in eliminatoria e a quel punto della finale era secondo. Un secondo tuffatore, che ha voluto restare anonimo, ha confermato a sua volta che Langer “ci aveva provato fisicamente con lui” e solo con la forza è riuscito a sfuggirgli.

Jan Hempel (a sinistra) e il suo ex allenatore Werner Langer (al centro) al Grand Prix di Rostock del 1996. Foto: Bild.

 

 

“Ricattato” mentalmente da Langer, Hempel ha taciuto gli abusi fino al 1997, quando confidò quanto stava succedendo a Buschkow, ai tempi allenatore della nazionale giovanile e che aveva lavorato anche con lo stesso Hempel. Buschkow avrebbe sì allertato i suoi superiori, ovvero la leggendaria allenatrice Ulla Klinger e i vertici della federazione, ma non avvenne alcuna denuncia formale e Langer fu semplicemente rimosso dallo staff dei tuffi tedeschi, con un’accusa molto comune nei vecchi territori della Germania dell’Est – aver avuto un passato nella Stasi, la polizia segreta della DDR. Hempel iniziò ad allenarsi con Frank Taubert.

Doo qualche anno, nel 2001, Langer si suicidò, mentre Hempel continuò per qualche anno la sua carriera, sperando in un intervento “dall’alto” che non arrivò mai; mise al corrente un’altra persona del suo segreto, Heiko Meyer, suo compagno di sincro dalla piattaforma, che a seguito dell’uscita in pubblico ha confermato la versione di Hempel, sebbene non immaginasse che gli abusi fossero durati tanto a lungo. Dopo il ritiro, Hempel si sposò ed ebbe due figli, ma riuscì a confessare il suo segreto alla moglie solo diversi anni dopo e solo per iscritto.

 

Nella serata di giovedì 18, la federazione tedesca ha disposto l’immediato rientro di Buschkow, anche per proteggerlo dagli inevitabili attacchi della stampa, ma è stata a sua volta attaccata su più fronti per la scoperta di questo ennesimo caso di abusi (lo scorso anno uno scandalo ha travolto il settore giovanile del nuoto, con diverse ragazze minorenni molestate sessualmente da un allenatore): il ministro federale degli Interni Nancy Faeser, la presidente del comitato atleti della Germania Karla Borger e il presidente dello sport giovanile in Germania Thomas Weikert hanno tutti annunciato provvedimenti imminenti per la salvaguardia presente e futura degli atleti.

Dalla parte di Buschkow si sono schierati immediatamente due stelle dei tuffi tedeschi: Patrick Hausding sostiene che non gli si può accollare l’intera responsabilità di quanto accaduto, dato che nel 1997 era un semplice tecnico senza poteri decisionali e non avrebbe mai potuto allontanare un collega più qualificato; la protegée di Buschkow, Tina Punzel, apparsa poco concentrata venerdì nella gara dal trampolino 3 metri degli Europei, ha auspicato che questa situazione possa risolversi in fretta e con la piena assoluzione di Buschkow dalle accuse.

Jan Hempel medaglia d’argento ai Giochi di Atlanta (USA) 1996, alle spalle di Dmitri Sautin. Foto: Olympics.

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