Inchiesta: niente GP degli Stati Uniti nel 2020, l’annata turbolenta di USA Diving.

Come vi abbiamo accennato in precedenza, il calendario 2020 dei FINA Diving Grand Prix vedrà una tappa in meno rispetto allo scorso anno, con gli Stati Uniti che non saranno sede di alcuna data. Tra i tanti motivi che hanno portato alla rinuncia da parte di USA Diving (la Federazione americana di tuffi) a presentare una candidatura, c’è certamente il periodo a dir poco turbolento vissuto tra la primavera e l’estate – e che, per loro fortuna, non ha inficiato la buona prestazione della squadra agonistica: la Federazione americana è infatti andata sotto processo e ha rischiato lo scioglimento.

Il Comitato Olimpico degli Stati Uniti ha messo sotto inchiesta il direttivo di USA Diving con l’accusa di conflitto di interessi e autoregolazione illecita, con un atto ufficiale arrivato lo scorso marzo.

Parecchie e pesanti le accuse trapelate da fonti ufficiali, tra le quali: una votazione del 2017 per la redistribuzione dei fondi ottenuti dai tesserati nazionali alle squadre, con criteri che avrebbero favorito maggiormente le squadre dei membri del direttivo; un consistente premio in denaro, del valore di oltre 15mila dollari, destinato a uno dei membri del direttivo, cui erano stati da poco rifiutati alcuni rimborsi spese di valore poco inferiore; e il ruolo ricoperto dalla presidente della Federazione, Michele Mitchell, nello scegliere, tra tutte le piscine disponibili, proprio la sede di Mission Viejo (della cui squadra era capo allenatrice) per il Grand Prix degli Stati Uniti 2019.

L’inchiesta è arrivata da poco alla fine, con l’ultima udienza ufficiale che si è tenuta lo scorso agosto, e che ha rilevato una serie di attività prive di controlli finanziari, che hanno ignorato i conflitti di interesse e che hanno risparmiato ai membri sotto inchiesta il passaggio alla commissione disciplinare. Il Comitato Olimpico ha minacciato, in più di un’occasione, di decertificare la Federazione – cioè di rimuovere tutti i poteri e di rimuovere, in effetti, l’esistenza stessa della Federazione, trasferendone il controllo al Comitato Olimpico – se il direttivo non avesse richiesto la rimozione dei membri sotto inchiesta, tra cui la Presidente Mitchell e se non avesse operato dei cambiamenti significativi alla governance.

Cambiamenti che sono stati finalmente portati a termine a metà settembre, ma che sono entrati in vigore da pochi giorni. Con effetto dal 1° ottobre, la Mitchell si è dimessa da tutti gli incarichi e manterrà un ruolo consultivo privo di diritti di voto, ed è stato eletto un nuovo direttivo, composto da personalità indipendenti e non legate al mondo dei tuffi. Il nuovo presidente del direttivo di USA Diving è infatti Dave Gascon, vicecapo della polizia di Los Angeles in pensione, mentre il nuovo amministratore delegato è Terry Bassett, economista con una carriera ventennale nel mondo motoristico e del football.

I due saranno assistiti da Peter Ban (avvocato di iHeart Media e HBO), Alison Alfers (avvocato a capo dell’ufficio legale di Cherwell Software) e Preston McAfee (capo economista di Microsoft, precedentemente anche in Yahoo! e Google). Il quinto membro del consiglio sarà un rappresentante dei tuffi master, Gerry Dunn.

Infine, il quartier generale di USA Diving lascerà a fine anno la sua sede storica di Indianapolis (dove risiedeva dal 1981) per spostarsi a Olympic City, quartiere di Colorado Springs che ospita la maggior parte delle Federazioni sportive americane. Un chiaro segno che gli occhi saranno puntati sul lavoro della Federazione ancora per un po’ di tempo.

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