Campionati Mondiali Master 2015: Kazan – doppia intervista ai Master mondiali!

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Ad un giorno dall’inizio dei Mondiali Master di tuffi – prima gara domani alle 9 ora locale – che sarano ospitati per la prima volta all’interno della stessa manifestazione dei Mondiali agonistici, Kazan vedrà come portacolori dell’Italia Riccardo Giacometti (Bentegodi Verona) e Massimo Leopardi (Asd Carlo Dibiasi).

TuffiBlog per l’occasione ha posto loro qualche domanda, per dar vita ad un’interessante intervista doppia!

TB: Dai Mondiali 2014 di Montreal a Kazan: un anno dopo si riparte per il Mondiale, con quale stato d’animo?

Riccardo Giacometti: Leggermente diverso dallo scorso anno; a Montreal era tutta una scoperta e una stupenda sorpresa, a Kazan un po’ più consapevole delle mie possibilità visti i risultati e per questo con un po’ più di tensione, ma sempre con i piedi saldamente per terra.
In ogni caso con lo stesso enorme entusiasmo.

Massimo Leopardi: Molta molta ansia ovviamente! Per fortuna questa volta non sarò da solo come a Montreal, ad aspettarmi sul posto ci sarà mia moglie Julia che si destreggia bene sul territorio Kazano essendo ella stessa di nazionalità russa.
Quest’anno potrò ripetere il sincro con Riccardo Giacometti, come feci l’anno scorso a Montreal, siamo oramai “rodati”, questa volta sicuramente guadagneremo un bel piazzamento, ne sono certo. Julia realizzerà delle belle riprese in maniera del tutto autonoma e così potrò concentrarmi di più sulla gara. L’anno scorso a Montreal è stato davvero difficoltoso, senza allenatore al seguito, senza compagni di squadra e senza nessuno che poteva realizzare delle riprese per la mia serie a puntate “La Sfida”. Sfilavo la telecamera dalla borsa poco prima che venisse chiamato il mio nome, la piazzavo su un cavalletto di fortuna e il REC lo pigiavo nello stesso istante in cui venivo chiamato. Quest’anno a Kazan sarà molto meglio, io e Riccardo ci conosciamo già, ci siamo rivisti anche al campionato italiano a Colle Val D’Elsa, ci sarà anche qualche avversario di altre nazioni dell’anno scorso con cui mi sono tenuto in contatto via social network.

TB: Fare i tuffi: perché questa scelta e perché la scelta di prendere parte ai Campionati Mondiali?

RG: Mio papà Silvano allenatore mi ha trasportato fin da piccolo alla scoperta di questo sport che mi accompagna tutti i giorni ormai da quasi 40 anni, e che inevitabilmente mi è entrato nel sangue e nel cuore.
L’inevitabile conseguenza, essendoci uno straordinario circuito master mondiale, era quello di mettersi alla prova confrontandoti con i pari età di tutto il mondo, anche loro bravi e appassionati al nostro magnifico sport.

ML: Fare tuffi per me è una sorta di rivincita di passato avverso. Mi spiego meglio: m’iscrissi quando avevo 10 anni al corso tuffi del Prof. Elsa presso la piscina Cozzi di Milano, pochi mesi dopo, provando un capofitto ritornato mi schiantai sulla tavola rompendomi i denti e soprattutto spaventandomi tanto.
Per trovare il coraggio di tornare in piscina ci sono voluti un pochino di anni ma alla fine ce l’ho fatta, ed eccomi qui con la grinta di allora a 52 anni suonati. È una bella storia vera, il motivo che mi ha spinto a tornare a tuffarmi è il desiderio di ritrovare forma fisica e salute.
Per fare questo ho scelto lo sport dei tuffi perché mi è sempre piaciuto tantissimo, piuttosto che annoiarmi dentro qualche palestra di pesistica o simili.
Le gare? I mondiali? Anche loro un pretesto per trovare stimoli, motivazioni, punti di arrivo o di passaggio che sia. Certo una medaglia fa sempre piacere, ma è ugualmente immenso il piacere che provo ogni volta che constato un piccolo miglioramento del mio stato generale di salute, di tecnicità e di preparazione atletica.
Non sopporterei vedermi tornare indietro, significherebbe invecchiare e quindi si lavora duro per tenere in forma il corpo, la mente e lo spirito. Le vittorie si hanno ogni qual volta che entri in piscina e sai che ti puoi scrollare di dosso tutto lo stress della vita, i problemi, i pensieri, ecc.

La piscina è una zona franca, di pura meditazione, ove i piccoli miglioramenti portano immensa gioia anche se hai 52 anni e il miglioramento consiste solo in un mezzo avvitamento in più da inserire nella tua routine.
A Kazan, rispetto alle gare di Montreal, porto, per le gare da 1 metro e 3 metri, una routine più consolidata a livello della qualità dell’esecuzione e leggermente più alta a livello del coefficiente di difficoltà. Dalla piattaforma invece adotto una strategia di sicurezza, non avendo risolto una borsite alla spalla destra, ho tolto dalla routine i tuffi da 7.5 metri, li ho semplificati un pochino e li farò soltanto da 5 metri.
Per sintetizzare quindi, mi attendo un miglior piazzamento nelle specialità 1 e 3 metri mentre dalla piattaforma non mi aspetto molto, anzi farò molta attenzione per non danneggiare ulteriormente la spalla. Al rientro, a settembre, il programma più importante sarà infatti quello della rieducazione e rinforzo delle spalle, determinante per qualsiasi tuffo.
Quest’anno ho lavorato molto in preparazione atletica soprattutto per le gambe e devo dire che ho notato un sensibile miglioramento, ho guadagnato maggiore stabilità e spinta nel presalto ma anche nello slancio dei tuffi indietro.

TB: Guardando ai risultati di Montreal quali sono gli obiettivi che ti sei posto per Kazan?

RG: Essendo campione in carica dalla piattaforma, il sogno sarebbe ripetersi, ma soprattutto in terra Russa, patria di fantastici tuffatori, la vedo molto dura. Obiettivo principale almeno una medaglia, consapevole di essere in forma e molto carico mentalmente.

ML: Non vado a Kazan per fare una gara simile o inferiore a quella dell’anno scorso, quest’anno sono convinto che per me ci saranno dei piccoli miglioramenti rispetto a Montreal, mi sento più tonico e più concentrato. Conto molto anche sul sincro con Giacometti.

TB: Se per un giorno potessi essere un tuffatore, chi saresti e perché?

RG: Sicuramente il mio idolo Dmitrij Sautin, perché oltre ad essere stato uno dei miti dei tuffi, lo conosco di persona: la sua umiltà e la sua disponibilità nei confronti di tutti sono davvero incredibili.

ML: Non conosco molto i tuffatori in generale, a parte quelli della mia squadra e gli allenatori che gravitano intorno al Foro Italico. Quelli famosi, gli olimpionici o comunque quelli molto forti, li osservo con grande ammirazione, ma allo stesso tempo sento dentro di me come se avessi le loro stesse potenzialità. Lo so forse è sciocco quello che penso ma lo penso davvero, sento ancora una grande potenzialità, il problema è vedere se il corpo me lo permetterà. Ovviamente ora sono un po’ fuori tempo ma posso comunque coltivare ciò che ho ed ottenere, malgrado l’età, piccoli miglioramenti. Occorre impostare un allenamento intelligente, una corretta nutrizione, gestire correttamente lo stress e soprattutto perseverare, queste sono le chiavi per migliorare sempre.
Ma se proprio potessi essere un tuffatore per un giorno, allora vorrei tornare nel mio corpo quando avevo 10 anni e dopo aver sbattuto mento e denti su quel trampolino, invece di lasciarmi trasportare come una foglia morta al pronto soccorso guardando le luci del soffitto, vorrei, con i miei occhi infuocati, fissare duramente quella tavola e giurarle che entro 15 giorni ci saremmo rivisti e che l’avrei domata come un vero tuffatore!

TB: A Kazan farai anche il sincro: cosa ne pensi della nuova specialità del sincro misto e la vedresti bene nelle gare master?

RG: La vedrei molto simpatica da fare anche nei master, anche se penso che agonisticamente, visti i programmi tecnici, la diversa struttura fisica e di potenza tra maschi e femmine, a mio avviso rende il sincro misto un po’ “forzato”, con tutto il rispetto per i nostri campioni.

ML: I master sono una grande occasione per incontrare atleti di altre nazionalità. Se il sincro misto significasse, per esempio, un italiano in gara insieme con una cinese, allora sarebbe un’esperienza straordinaria. Il problema è che se le coppie devono essere formate da tuffatori della stessa nazionalità, allora immagino che non ci sarà un gran numero di partecipanti per il fatto che siamo molto meno numerosi dei campionati assoluti.
Il numero dei Master sta crescendo un po’ in tutte le discipline e quindi si prospettano campionati sempre più interessanti e agguerriti. Lo spirito non è esattamente quello che si vive durante i campionati assoluti, i master socializzano di più, evadono da vite già vissute o almeno in parte. I giovani invece alla fine della loro carriera sportiva ancora sono all’inizio di molte cose: studi, lavoro, famiglia. I master sono tutto il contrario, la medaglia d’oro non da loro una carriera o un posizionamento sociale o un riconoscimento ai fini di una carriera nel settore dello sport o simili. Una medaglia per un Master è simbolo di vita, di ritorno alla vita. La medaglia per me non è un simbolo di competizione vinta ma è la conferma che sto lottando per migliorarmi. Ciò che importa non è il piazzamento in se ma è il lieve, progressivo e incessante miglioramento di se stessi. Anche se a volte ci sono anche degli scivoloni, si cade e ci si rialza.

 

In bocca al lupo allora a Riccardo e Massimo, che come avete letto praticano lo stesso sport, ma con una visione molto diversa!